
Lilliana Comes, Vesevius Est, olio su tela, 50 x 70 cm, Daphne Museum
Vesevius Est pone al centro il Vesuvio, non come semplice soggetto paesaggistico, ma come forma simbolica e quasi architettonica. La montagna-vulcano è scomposta in superfici colorate, linee interne e campiture che ne trasformano il profilo in una struttura visionaria. Il fumo, la cima e le pendici diventano elementi di un racconto visivo sul territorio, sulla memoria e sull'energia sotterranea della natura.
La luce è ampia e atmosferica, diffusa sullo sfondo chiaro e sulle superfici del vulcano. I toni luminosi del cielo e delle pendici contrastano con le zone più intense e scure della struttura centrale, generando profondità senza ricorrere a un realismo prospettico rigido. La luminosità sostiene il carattere visionario dell'immagine, rendendo il vulcano una presenza insieme naturale e mentale.
La tavolozza combina gialli, verdi, azzurri, bruni, aranci e grigi, organizzati in campiture riconoscibili. Il colore interpreta il vulcano come corpo vivo: le zone calde alludono alla terra, al fuoco e all'energia interna, mentre le tonalità fredde equilibrano la scena e la aprono verso una dimensione più lirica. La cromia è strutturale, perché costruisce la forma oltre a descriverla.
Il segno delimita le parti del vulcano con un andamento deciso, quasi vetrato. Linee oblique, spezzate e curve organizzano la superficie in sezioni dinamiche, trasformando la montagna in una composizione ritmica. La grafia pittorica appare sintetica e simbolica: non riproduce il paesaggio, ma ne ricostruisce l'energia interna attraverso contorni, piani e direzioni.
Iconograficamente l'opera appartiene al tema vesuviano, centrale nell'immaginario napoletano e campano. Iconologicamente, il Vesuvio diventa emblema di potenza, fragilità e memoria collettiva. La sua presenza rimanda alla natura che domina il paesaggio, ma anche alla storia culturale di un territorio segnato da bellezza, rischio e trasformazione. Il vulcano è quindi immagine geografica e simbolo esistenziale.
L'opera rilegge un soggetto tradizionale della pittura di paesaggio campana con un linguaggio contemporaneo e visionario. Lilliana Comes non aderisce alla veduta descrittiva: scompone il Vesuvio, lo colora, lo trasforma in organismo poetico. In questo modo l'artista dialoga con una lunga memoria iconografica del territorio, ma la rinnova attraverso una sensibilità personale, simbolica e cromaticamente libera.
Vesevius Est è un'opera in cui paesaggio, simbolo e colore convergono in una visione potente. Il Vesuvio appare come presenza viva, carica di energia e memoria. Nella collezione Daphne Museum, il dipinto testimonia la capacità di Lilliana Comes di trasformare un soggetto identitario del territorio in immagine poetica, sospesa tra natura, mito e costruzione interiore.