Jannis Kounellis - 2013

Jannis Kounellis, catrame su carta, 50x70 cm, 2013, Daphne Museum

Jannis Kounellis, catrame su carta, 50x70 cm, 2013, Daphne Museum



catrame su carta, 50x70 cm



Descrizione dell'opera

Questa potente opera su carta di Jannis Kounellis, realizzata con catrame nel 2013, si impone come un grido visivo grezzo e drammatico. Le larghe pennellate nere, distribuite in modo apparentemente caotico ma in realtà profondamente controllato, danno vita a una scena che richiama la spazialità di un interno, forse un tunnel, una navata o un palco teatrale. La centralità del gesto, il contrasto esasperato tra il bianco del supporto e il nero del catrame, suggeriscono una poetica esistenziale fondata sul peso della materia e sul potere della traccia.

Impianto luministico

L’opera si articola attraverso una luce completamente concettuale e interna. Non vi è fonte luminosa reale, ma la dialettica violenta tra le aree bianche della carta e i neri saturi e spessi produce una sorta di controluce visivo, dove la luce viene espulsa dalla materia e la visione diventa attrito. Il nero del catrame assorbe tutto, si fa pozzo di assenza e al tempo stesso materia che plasma lo spazio. La luce esiste solo per opposizione e diventa struttura negativa.

Aspetto cromatico

La monocromia netta, fondata sull’antitesi bianco/nero, veicola una tensione drammatica che ha radici profonde nella poetica dell’Arte Povera. Il nero è assoluto, opaco, materico, e diventa veicolo di significato più che colore. Il bianco non è mai neutro: è la controparte, la resistenza del supporto che si oppone all’invasione del pigmento. L’opera agisce per negazione, costruendo uno spazio simbolico che allude a un’assenza colmata dalla traccia.

Aspetto grafologico

La gestualità di Kounellis si manifesta qui con una forza primitiva, urgente. I segni sono larghi, talvolta circolari, talvolta verticali, a evocare elementi architettonici o strumenti scenici. Il tratto è discontinuo, graffiato, esuberante e materico: la pressione del gesto emerge con evidenza, come se il catrame fosse inciso sulla carta. L’azione pittorica diventa scrittura, e la scrittura un gesto esistenziale. Il movimento del polso, del braccio, l’oscillazione cinetica dell’artista diventano leggibili come sintomi di una presenza in atto.

Iconografia e iconologia

Iconograficamente l’opera non si riferisce a un soggetto preciso, ma suggerisce uno spazio mentale: una stanza, una scena, una soglia. Alcune forme al centro e ai lati evocano elementi riconoscibili, come un lampione, un trave, un palco. Ma è l’assenza di figure umane a rendere l’insieme ancora più perturbante. Iconologicamente, si può leggere come metafora del vuoto, della scena dopo l’evento, dell’energia trattenuta nell’oggetto. Il catrame, materiale povero e industriale, diventa simbolo di una memoria collettiva impregnata di storia e materia.

Collocazione poetica e storica

L’opera si colloca nel pieno della maturità di Jannis Kounellis, uno dei fondatori dell’Arte Povera, che in questa fase radicalizza la sua riflessione sul gesto, sulla materia e sulla performatività. La scelta del catrame come mezzo espressivo è coerente con una poetica che rifugge il pittoricismo e cerca un contatto diretto con l’essenza delle cose. Questa carta, pur nella sua apparente brutalità, rivela una straordinaria consapevolezza compositiva: è una scena dell’invisibile, una drammaturgia del non detto.

Conclusione

Il catrame su carta diventa, in questa prova di Kounellis, una superficie di verità e di tensione. L’opera non cerca il compiacimento formale, ma lo scontro diretto con la materia e con lo spettatore. È una testimonianza potente del modo in cui l’arte può ancora farsi luogo di lotta, di sedimentazione e di rivelazione. All’interno della collezione Daphne Museum, questo lavoro si impone come uno dei vertici dell’indagine contemporanea sul segno e sulla sostanza.