
Jan Fabre, Nen Zwarten Assenbak, Scultura in ceramica smaltata, 30 x 18 x 13 cm, 2009, Daphne Museum
La scultura 'Nen Zwarten Assenbak' di Jan Fabre esibisce un volto urlante, nero lucido, coronato da due corna rosse e una lunga lingua rossa sporgente. L’opera, di impatto diretto e provocatorio, gioca con i codici iconici della demonologia, fondendo ironia e inquietudine in una forma compatta e riflettente. Fabre costruisce una maschera contemporanea che riflette la teatralità del male e il grottesco del nostro tempo.
La superficie smaltata nera cattura e rifrange la luce in maniera drammatica, restituendo riflessi taglienti che rafforzano la tensione emotiva della maschera. Le zone lucide amplificano il contrasto con il rosso vivo delle corna e della lingua.
La dicotomia cromatica tra il nero assoluto e il rosso brillante intensifica la percezione di violenza simbolica. Il nero domina come elemento di mistero e abisso interiore, mentre il rosso agisce come detonatore visivo, esplodendo nello spazio.
La modellazione della superficie rivela un gesto plastico netto e deciso, quasi brutale nella resa delle cavità e dei volumi. La lingua, affusolata e lucida, costituisce un segno grafico forte che taglia l’opera verticalmente.
Fabre attinge alla tradizione della maschera e del diabolico per creare un simulacro critico della contemporaneità. L’opera si pone come un altarino pop dell’inquietudine sociale, una caricatura grottesca della figura umana corrotta e urlante.
Collocabile nella produzione post-2000 dell’artista belga, 'Nen Zwarten Assenbak' riflette la sua indagine sull’identità, sul corpo e sull’ambiguità del sacro. L’oggetto si inserisce in un percorso che unisce teatro, performance e arte plastica in una poetica della trasformazione.
L’opera sintetizza la visione estrema e perturbante di Jan Fabre, evocando attraverso una ceramica smaltata i fantasmi interiori dell’uomo moderno. 'Nen Zwarten Assenbak' è al tempo stesso feticcio e denuncia, ridicolo e minaccioso, simbolo e realtà deformata.