
Fortunato Depero, Copertina del volume sulla Collezione Verzocchi, “Copertina del volume sulla Collezione Verzocchi” (Studio – seconda versione) 1949/50 circa matita su carta 27,5 × 27 cm, Daphne Museum
Nell’autunno del 1949 Depero ricevette dall’industriale milanese Verzocchi l’incarico di realizzare la copertina del volume destinato a illustrare le opere dei “70 pittori italiani d’oggi”, tra i quali figurava anche lo stesso Depero. Il progetto prevedeva che nella copertina fosse rappresentato il prodotto industriale dell’azienda, ossia i mattoni refrattari. Le settanta opere furono successivamente esposte alla Biennale di Venezia del 1950.
In questo studio preparatorio, seconda versione del progetto, l’artista sviluppa una riflessione strutturale sugli spazi grafici, sulle scritte e sui fregi decorativi. La lunga collaborazione con Verzocchi, che già negli anni Venti aveva affidato a Depero campagne pubblicitarie e iniziative legate al proprio marchio, rendeva quasi naturale il coinvolgimento dell’artista nel volume celebrativo.
La superficie è suddivisa in fasce orizzontali che organizzano lo spazio in modo rigoroso. In alto e in basso si sviluppano motivi triangolari ritmati, che creano una cornice dinamica. Al centro, la scritta “VERZOCCHI” è impostata in forma lineare e modulare, inscritta entro una struttura rettangolare che richiama l’idea del mattone come unità costruttiva.
Il tratto a matita è stratificato, con linee di costruzione ancora evidenti. Le diagonali e le sovrapposizioni indicano un processo di ricerca attiva. Depero “ragiona” sulla disposizione tipografica e sulla relazione tra parola e ornamento. Il segno non è puramente decorativo ma strutturale, volto a equilibrare testo e forma.
L’allegoria non è ancora pienamente definita, ma si intravede la volontà di tradurre l’identità industriale in linguaggio simbolico. I motivi geometrici alludono alla solidità e alla ripetizione modulare del mattone refrattario. La copertina diventa così un manifesto sintetico dell’incontro tra arte e industria, tema centrale nel secondo Novecento italiano.
Il disegno si colloca nella fase finale della carriera di Depero, quando l’artista integra esperienza futurista e sensibilità grafica matura. La partecipazione alla Collezione Verzocchi rappresenta un momento significativo di dialogo tra produzione artistica e committenza industriale, culminato nella visibilità offerta dalla Biennale del 1950.
Questo studio evidenzia il metodo progettuale di Depero: analisi dello spazio, sperimentazione tipografica e sintesi ornamentale. All’interno della Collezione del Daphne Museum, l’opera testimonia la dimensione editoriale e grafica della ricerca futurista, confermando la capacità dell’artista di trasformare una committenza industriale in un’occasione di innovazione visiva.