Fortunato Depero – “… Depero 1948–1952”

Fortunato Depero, “… Depero 1948–”, “… Depero 1948–1952” 1953 circa matita e inchiostro blu su carta 26,3 × 20,8 cm, Daphne Museum

Fortunato Depero, “… Depero 1948–”, “… Depero 1948–1952” 1953 circa matita e inchiostro blu su carta 26,3 × 20,8 cm, Daphne Museum



“… Depero 1948–1952”
1953 circa
matita e inchiostro blu su carta
26,3 × 20,8 cm



Descrizione dell'opera

Il foglio rappresenta lo studio grafico per la copertina di un progetto editoriale intitolato “7 tappe di Depero”, concepito intorno al 1953. Il progetto avrebbe dovuto raccogliere e documentare sette mostre personali realizzate dall’artista tra il 1948 e il 1952 nelle città indicate: New York, Venezia, Rovereto, Milano, Bologna, Cortina e nuovamente Venezia.

Impianto grafico

La composizione è essenziale e tipografica. Il nome “DEPERO” domina la parte centrale, costruito con attenzione geometrica e modulare. Le lettere sono tracciate con rigore progettuale, evidenziando una volontà di sintesi e di chiarezza visiva. Le sottolineature e le linee guida rivelano la fase di costruzione grafica.

Dimensione progettuale

Il foglio non è un semplice appunto, ma un vero studio editoriale. Le indicazioni delle città, disposte in sequenza, suggeriscono un itinerario espositivo e insieme una narrazione biografica. Il periodo 1948–1952 diventa così un arco temporale da storicizzare e consolidare.

Significato culturale

Il progetto editoriale non vide mai la luce, come molte delle iniziative che Depero elaborava e proponeva instancabilmente a enti pubblici e possibili finanziatori. Tuttavia il foglio testimonia la volontà dell’artista di organizzare la propria memoria, costruendo una narrazione coerente del proprio percorso.

Idea di museo

Già in questo studio emerge l’idea di una sistematizzazione della propria opera, preludio alla concezione del museo personale. L’atto grafico diventa così strumento di autorappresentazione e autoarchiviazione.

Considerazioni finali

“… Depero 1948–1952” documenta la fase matura dell’artista, nella quale progettazione grafica, memoria storica e costruzione identitaria si intrecciano. All’interno della collezione del Daphne Museum, l’opera testimonia il passaggio dal gesto creativo alla consapevolezza archivistica e museale.