
Fortunato Depero, ARTI, MESTIERI E PROFESSIONI (Studio per particolare mosaico), /42, matita su carta, 22 × 17,5 cm, 1941, Daphne Museum
Il foglio presenta uno scudo a punta con profilo a doppia cornice e sommità trilobata, al cui centro si imposta una croce di Lorena costruita per assi e piani di taglio, chiaramente destinata a essere tradotta in moduli musivi. Si tratta di uno schema preparatorio per il grande ciclo di mosaici progettato da Depero a Roma tra il 1941 e il 1942 per l’Esposizione E42, poi divenuta il quartiere dell’EUR. Lo studio appartiene alla sequenza degli stemmi corporativi che incorniciavano i quattro nuclei figurativi principali – “La Scienza e la Medicina”, “Il Teatro”, “Le Arti”, “La Giustizia” – e in particolare identifica la corporazione dei medici.
L’immagine è regolata da una griglia costruttiva tracciata a matita: linee di misura, assi ortogonali e registri di quota disciplinano lo scudo e la croce. L’asse verticale, fortemente marcato, funge da cerniera tra i due bracci orizzontali della croce e culmina in un vertice inferiore che scarica il peso visivo verso il basso. La doppia bordura dello scudo genera un effetto di profondità e di cornice interna; le tre lunette superiori introducono un ritmo ternario che stabilizza e nobilita l’emblema.
La luce è ottenuta per sottrazione: il fondo avoriato del supporto funge da campo luminoso primario, mentre la grafite, alternando pressione e alleggerimenti, costruisce zone d’ombra e rilievo. I ripassi del contorno esterno, più insistiti, producono un’ombra percettiva che stacca lo scudo dal piano del foglio; i tratteggi interni, più ariosi, “accendono” il volume della croce, suggerendo riflessi come se la superficie fosse destinata a materiali lapidei o vitrei propri del mosaico.
Il registro è monocromo, ma la scala dei grigi è ampia: dal grigio chiaro delle tracce di costruzione al quasi-nero dei profili rinforzati. L’avorio caldo della carta aggiunge un sottotono cromatico che ammorbidisce l’insieme, predisponendo lo sguardo alla futura traduzione policroma del mosaico. Il carattere “neutro” del disegno non elimina il senso del colore: lo evoca in potenza, come partitura tonale preliminare.
La grafia di Depero è riconoscibile nella tensione elastica del segno: spigoli netti, ritorni rapidi, angoli “puntiti” in corrispondenza dei vertici della croce e dello scudo. Sono leggibili fasi diverse del gesto – impostazione, verifica, rinforzo – e annotazioni operative (“medici” in alto a destra; “ingrandito” in basso), che funzionano come marcatori di processo. La pressione del tratto varia con funzione strutturale: maggiore sui contorni portanti, più lieve sulle linee di costruzione che restano a vista come traccia del cantiere mentale dell’artista.
Iconograficamente lo scudo con croce di Lorena rimanda alla tradizione araldica europea e, nello specifico, alla categoria dei medici. La doppia traversa della croce allude al sapere che si raddoppia tra scienza e cura, teoria e prassi. Iconologicamente, l’emblema si inserisce nel progetto civico di E42: una costellazione di arti e mestieri pensata per rappresentare l’ordine razionale e produttivo della nazione. La scelta di un lessico araldico modernizzato mostra la capacità di Depero di conciliare la sua vocazione futurista con un linguaggio simbolico di immediata leggibilità pubblica.
Tra il 1941 e il 1942 Depero affronta il problema della grande decorazione civile con un approccio sistematico: riduzione geometrica delle forme, modularità traducibile in tessere, centralità dell’emblema come segno urbano. La serie degli stemmi – circa trenta – costituiva la fascia perimetrale dell’intero complesso, con funzione di cerniera tra racconto figurativo e spazio architettonico. Questo foglio, per chiarezza progettuale e equilibrio, restituisce la fase in cui il disegno non è semplice prefigurazione ma strumento di normazione visiva.
Come studio autonomo, il foglio documenta una fase chiave del processo creativo e, per la presenza di note e linee registiche, possiede alta rilevanza documentaria. La destinazione a un’opera monumentale non realizzata nella forma originaria accresce l’interesse collezionistico, poiché conserva la testimonianza diretta del progetto E42 e dell’uso dell’araldica come linguaggio identitario delle corporazioni.