
Carla Accardi, Senza titolo, Pennarelli su carta, 15 x 21 cm, 2003, Daphne Museum
Questa piccola opera su carta di Carla Accardi, realizzata con pennarelli nel 2003, si presenta come un'esplosione segnica e cromatica contenuta entro un bordo blu che ne incornicia l'energia. L'artista, protagonista dell'astrattismo italiano e della ricerca segnico-simbolica del secondo Novecento, sviluppa qui un lessico sintetico e dinamico, che affonda nella sperimentazione linguistica delle forme e nella vitalità del gesto.
L’opera presenta una luce interna e diffusa, generata dalla brillantezza dei colori piatti su fondo bianco. L’assenza di ombreggiature o chiaroscuri definisce un impianto completamente antinaturalistico, dove la luminosità risiede nella stessa tensione cromatica e nella vitalità del segno.
I colori utilizzati – verde pieno, arancio e blu – sono stesi in campiture uniformi e delineati con contorni netti. Il blu incornicia la composizione, il verde struttura le forme mentre l’arancio ne accentua la vibrazione grafica, generando un contrasto che amplifica la visibilità delle forme, come in un codice visivo criptico e personalissimo.
Il segno di Accardi è netto, pulsante, continuo e spezzato insieme. I tratti dei pennarelli si muovono secondo una logica autonoma che evita riferimenti figurativi diretti. La pressione è costante, la gestualità veloce ma controllata, evocando un pensiero visivo che si concretizza nella forma. Si riconosce una scrittura ideogrammatica che comunica oltre la parola, come gesto simbolico.
Non vi è una figurazione riconoscibile, ma un sistema di segni che rievoca un linguaggio arcaico, quasi rituale. La scelta di utilizzare elementi curvilinei e segmentati rimanda a un lessico originario, privo di rappresentazione ma ricco di evocazione. L’iconologia risiede proprio in questa volontà di creare un alfabeto visivo individuale, capace di veicolare emozioni e strutture interiori.
Carla Accardi è una delle voci più originali dell’arte astratta italiana del secondo dopoguerra. Cofondatrice del gruppo Forma 1, è stata pioniera nel dare una forma autonoma e femminile al linguaggio astratto. Quest’opera del 2003 rientra in una fase matura della sua produzione, dove il segno si fa leggero, immediato e sintetico, pur conservando una forza comunicativa incisiva.
L’opera del 2003 è un esempio emblematico della poetica di Accardi, dove il segno si emancipa dalla referenza e diventa energia autonoma. L’opera si offre come spazio mentale e simbolico, un codice aperto dove lo spettatore è chiamato a interpretare, a sentire, a connettere. Una scrittura che non narra, ma enuncia.