
Bernard Aubertin, Senza titolo, lamiera bruciata con fiamma ossidrica, 60×40 cm, 2010, Daphne Museum
Questa opera del 2010 realizzata da Bernard Aubertin rappresenta una sintesi perfetta della sua ricerca artistica incentrata sul monocromo rosso e sull'uso del fuoco come strumento creativo. La lamiera metallica, trasformata dall'intervento della fiamma ossidrica, presenta una forma tondeggiante centrale che emerge dallo sfondo rosso caratteristico dell'artista. L'opera testimonia la continua evoluzione del linguaggio di Aubertin, che fonde pittura, scultura e performance in un unico gesto radicale.
La luce nell'opera di Aubertin non è rappresentata ma concretamente riflessa dalla superficie metallica. La lamiera bruciata crea un'interazione dinamica con la luce ambientale, producendo riflessi cangianti che variano con il movimento dell'osservatore. Le zone ossidate dalla fiamma generano un contrasto luministico tra le parti lucide e quelle opache, creando un effetto vibrante che ricorda il movimento delle fiamme stesse. L'opera diventa così un dispositivo percettivo che trasforma la luce in esperienza fisica.
Il rosso, colore-simbolo di Aubertin, domina l'opera con la sua presenza assoluta. Non si tratta però di un rosso uniforme: la fiamma ossidrica ha creato una gamma di toni che vanno dall'arancio brillante delle zone meno ossidate al rosso cupo delle aree più bruciate, fino ai neri delle parti carbonizzate. Questa stratificazione cromatica documenta fisicamente il processo creativo, trasformando il tempo dell'azione in materia visibile. Il contrasto tra il rosso artificiale dello sfondo e i toni naturali prodotti dalla combustione crea una dialettica tra controllo e casualità.
La superficie dell'opera mostra evidenti tracce del processo creativo: le bruciature, le bolle formatesi per il calore, le screpolature della vernice testimoniano l'azione distruttiva/creativa del fuoco. Aubertin eleva la tecnica a linguaggio: l'uso della fiamma ossidrica non è semplice strumento ma parte integrante del significato dell'opera. La materia diventa registro di un'energia primaria, documento di una trasformazione alchemica dove il metallo si fa pelle viva, cicatrice del gesto artistico.
La forma tondeggiante che emerge dalla superficie rossa può essere letta come un sole, un cratere, un occhio o semplicemente come traccia del movimento della fiamma. Aubertin lavora su un'iconografia elementare che evoca forze primordiali: il fuoco, il metallo, il cerchio come simbolo di perfezione e ciclo infinito. Iconologicamente, l'opera si colloca tra la tradizione alchemica e la ricerca contemporanea di un'arte totale che unisca arte e vita. Il fuoco, elemento distruttivo e purificatore, diventa metafora della creazione artistica stessa.
Bernard Aubertin, esponente storico del gruppo Zero, sviluppa in quest'opera tarda (realizzata a 79 anni) una sintesi della sua lunga ricerca. Mentre nei primi lavori il rosso era steso uniformemente, qui dialoga con le tracce del fuoco in una composizione più complessa. L'opera dimostra come Aubertin abbia mantenuto fino all'ultimo lo spirito radicale delle avanguardie, trasformando un semplice foglio di metallo in un campo di forze energetiche. In un'epoca dominata dal digitale, la sua insistenza sugli elementi primari (fuoco, metallo, colore puro) rappresenta una potente affermazione della materialità dell'arte.
Questa lamiera bruciata del 2010 rappresenta un capitolo significativo della produzione di Aubertin, dove la riduzione cromatica (il rosso) si combina con l'azione del fuoco per creare un'opera che è allo stesso tempo pittura, scultura e documento performativo. All'interno della collezione del Daphne Museum, essa testimonia la vitalità di una ricerca artistica che ha saputo coniugare radicalismo formale e profondità simbolica, ponendo domande essenziali sulla natura della creazione e sulla relazione tra arte ed elementi primari.