
Bernard Aubertin, senza titolo, fiammiferi bruciati su libro dell'Artista, 31 x 45 cm, Daphne Museum
L'opera di Bernard Aubertin nasce dall'intervento diretto sul libro come supporto fisico e concettuale. L'artista utilizza fiammiferi bruciati su libro dell'Artista per trasformare la pagina in campo d'azione: il fiammifero non è solo elemento rappresentato, ma traccia reale di un processo di combustione. Il formato 31 x 45 cm conserva la natura intima e raccolta del libro, mentre il segno del fuoco introduce una tensione tra lettura, memoria e materia.
La luce è suggerita dalla combustione stessa: non proviene da una sorgente dipinta, ma dalle tracce lasciate dal calore sulla superficie. Le bruciature generano aloni sfumati e zone più scure che sembrano trattenere l'eco luminosa della fiamma. Il bianco della pagina amplifica questi passaggi, creando un equilibrio tra chiarore, ombra e residuo.
La gamma cromatica è essenziale e controllata: il bianco del supporto dialoga con i bruni, gli ocra, i neri e le velature affumicate prodotte dal fuoco. Questa riduzione cromatica rafforza la poetica di Aubertin, per il quale il colore non è ornamento ma conseguenza dell'azione. Le tonalità calde della combustione diventano documento fisico del gesto.
Dal punto di vista grafologico, l'opera è costruita attraverso segni minimi ma incisivi. Le linee dei fiammiferi, le bruciature, le macchie e le tracce di fumo formano una scrittura visiva irregolare, sospesa tra ordine e casualità. Il segno non nasce da una pennellata tradizionale, ma dall'incontro tra gesto, calore e resistenza della materia.
Iconograficamente il fiammifero richiama il fuoco, la trasformazione e la possibilità di innesco. Iconologicamente, l'intervento sul libro apre una riflessione sulla memoria dell'arte e sulla distruzione come forma di generazione. La pagina, luogo della parola e della conservazione, viene attraversata dalla fiamma e diventa immagine del tempo, della fragilità e della permanenza della traccia.
La collocazione poetica e storica dell'opera si inserisce nel percorso di Bernard Aubertin, vicino alle ricerche del gruppo ZERO e alle esperienze europee del secondo Novecento orientate alla riduzione del linguaggio, alla centralità del gesto e all'uso di elementi primari. Il fuoco, nei suoi lavori, non è un effetto spettacolare ma un mezzo per interrogare la superficie, il tempo e l'energia della materia.
Quest'opera conferma la coerenza della ricerca di Aubertin: pochi elementi, un gesto essenziale e una forte carica simbolica. Attraverso fiammiferi bruciati su libro dell'Artista, l'artista trasforma il supporto in testimonianza fisica di un evento, unendo rigore formale, processo e intensità poetica.